Storia di una vita vissuta

 

 

Una notte di gennaio, in un paesino innevato tra le montagne, una bimba fece la sua comparsa sulla terra. Era una piccola principessina riccioluta con gli occhi vispi e un sorriso spontaneo.

Viveva in un castello a picco sul fiume. In un castello in cui tutti gli uomini erano vestiti in nero con una strana striscia rossa in verticale sui pantaloni. Alcuni portavano poi dei lunghi e vaporosi pennacchi blu e rossi. Altri avevano i cavalli. Accanto al castello c’era un giardinetto abitato da una nonnina. La principessa andava sempre a mangiare le fragole e a contare le rose. La nonnina ne era felice. Così passarono i suoi primi 4 anni. Tra le fragole e le rose. SOLA.

Una notte chiuse gli occhi. Quando li riaprì non era più lì.

 

 

C’era il sole. C’era il mare. C’erano dei bambini. Era in un altro castello, in un altro posto. Lo stemma era costituito da una scritta al neon blu sullo sfondo bianco “CARABINIERI”. A far da guardia al castello c’era un grosso leone. Il quale passava le sue giornate immobile in mezzo ad una piazzetta. Le macchine gli giravano attorno, ma lui continuava a fare la guardia, nella sua posa marmorea. Né pioggia, né vento, lo distoglievano dal suo compito.

Lì incontrò il suo primo amichetto. Il bimbo era una peste. Odiava tutti. Andava d’accordo solo con la principessa. Passavano tutte le giornate insieme. Giocavano a scacchi, a dama, si arrampicavano sugli alberi e su uno di questi avevano costruito la loro casetta. Sarebbero diventati due grandi veterinari, erano specializzati nella cura delle lumache, degli insetti, dei passerotti e dei piccioni. “Mamma ma se divento carabiniere il papà di Claudia me la fa sposare?”.

Ma arrivò l’ultima notte. La principessa guardava dalla finestra le luci del parco. Le barche e i pescatori seduti sul molo. Questa volta era consapevole. Non avrebbe solo chiuso gli occhi per poi riaprirli e continuare a vivere come se nulla fosse successo. Ma ancora era piccola. Non provava sentimenti forti. Sarebbe stata una grande avventura. Guardando fuori dalla finestra per l’ultima volta stava salutando tutto… senza malinconia.  

 

 

Aveva 9 anni quando in una notte di pioggia arrivò a Trieste. Non c’era più un castello né una principessa. Era una bambina come tutti gli altri. Anzi diversa. Era indietro con le lezioni alle elementari. Non sapeva fare le equazioni. Veniva dal sud e in quanto tale erano degli immigrati. Veniva sempre punita con compiti aggiuntivi. Pensava che sarebbe stato bello essere veramente una principessa con un leone che le faceva da guardia. Ma piano piano, dopo il primo anno riuscì a recuperare. Raggiunse gli altri bambini e venne lasciata in pace dalle maestre: “oggi sul giornale c’era un articolo che parlava di tuo padre”.

Anche alle medie non si trovava bene. Le altre bambine erano troppo diverse da lei. Erano già grandi sia fisicamente che mentalmente. Loro flirtavano con i ragazzi mentre lei giocava con i ragazzi. Come i ragazzi. Ma era bello così. Passava interi pomeriggi e estati a giocare con tutti i bimbi di Piazza Carlo Alberto. Si giocava alla guerra con i gavettoni, ad acchiapparello con i roller, ci si buttava nelle fontane si giocava a calcio, a pallavolo… di tutto… di più.

 

 

Dall’estremo Nord all’estremo Sud. Dopo 4 anni arrivò in Sicilia. Avrebbe continuato a giocare per tutta la vita, ma doveva crescere e cambiare. Perché lì tutto era diverso dalla sua piazzetta triestina. Nella caserma c’erano altre ragazze e loro erano talmente “più avanti”. All’età di 13 anni iniziò ad uscire la sera. Ad andare nei pub a frequentare i ragazzi che non erano più amichetti. A pensare ai vestiti smettendola di giocare a calcio. Era diventata stupida, superficiale e frivola. Si contavano i ragazzi baciati per confrontarli, e si doveva sempre stare con qualcuno. Si pensava solo a quello. Era un continuo sparlare e pugnalarsi alle spalle. Inoltre era iniziata la moda di stare con ragazzi più grandi. Le cose si complicavano perché ….

Lì decise di fermarsi. Non avrebbe continuato. Rinnegò tutto. E capì cosa cercava. Il cambiamento fu assoluto. Ed iniziò a ricercare i veri sentimenti. In più iniziò a leggere. Leggere molto. Leggere tutto. E questo la trasportò in un nuovo mondo. Alla ricerca di una favola. Non poteva più stare lì. Ormai Catania era legata a quello stile di vita. Questa volta con piacere accettò il trasferimento.

 

 

A 16 anni fece il suo incontro con Palermo. Capì che ogni città, ogni trasferimento, era l’occasione per vivere una vita nuova e diversa. Per creare una nuova Claudia. Incontrò persone stupende, si creò una vita magnifica. Ora sapeva cosa fosse l’amicizia e l’avrebbe difesa contro tutto e tutti. Imparò ad osservare le cose e le persone. Il mondo era diventato diverso. Più complicato perché più alte erano le aspettative. Niente più frivolezze. Tutto aveva un valore. Era fiera di come era diventata.. Nuovamente diversa dalla maggior parte delle altre ragazze. Consapevole di essere complicata e strana, una testa tra le nuvole e cuoricini, ma felice di essere orgogliosa di se stessa e dei suoi atteggiamenti. Di non doversi pentire di nulla. Felice di sentire di essere importante per gli altri, e di sentire che c’era qualcuno adesso che le voleva, davvero, bene. Poi iniziarono i litigi a casa. Dovevano lasciare anche Palermo. Questa volta era diverso. Non poteva lasciare tutto. Quante lacrime, quante minacce, voleva mettersi a lavorare. Ma dovette rassegnarsi perché un lavoro non le avrebbe permesso di continuare a studiare e diventare un giudice è sempre stata la sua meta fondamentale. Così accettò il trasferimento. Avrebbe comunque dovuto accettarlo. Quell’ultima sera, quando la nave si staccò dal molo, fu tragica. Quanto pianse e quanto odio provò per quella vita ingiusta che non aveva voluto.

Avrebbe nuovamente dovuto ricostruire tutto.  

 

 

Compì i suoi 21 anni da sola. In un posto troppo piccolo e triste per lei.

 

Sballottolata su e giù per l’Italia…

diventerà mai una principessa? Rosa rossa

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2 risposte a Storia di una vita vissuta

  1. Daniele ha detto:

    Beh, in quanto a intensità e profondità non scherzi 😉
    Molto bello questo racconto, e mi meraviglia che nessuno lo abbia ancora commentato.
    Mi ricorda molto la storia di uno dei miei migliori amici che adesso vive a Parma.
    A causa del lavoro di suo padre ha viaggiato per tutta l\’Italia, incrociando il mio destino per tre anni.
    Non dev\’essere il massimo della felicità passare dal paradiso all\’inferno, ma prova a tenere duro e pensa che stare da sola può aiutarti a terminare prima gli studi.
     
    Ti ringrazio per il commento che hai lasciato nel mio blog.
    In effetti a volte mi sento un pò come "Novecento", il protagonista de "la leggenda del pianista sull\’oceano".
    Non credo che ciò sia un bene, anche perchè secondo Novecento era il mondo a non capire lui, e non il contrario 🙂
    In realtà non voglio fare la parte dell\’uomo puro o speciale, perchè tale non sono … però penso di essere genuino.
    Ho tanti quei difetti che mi sento sempre in debito, e il fatto di avere una certa sensibilità accentua ogni mio errore, ogni mio passo falso e ogni mia debolezza.
     
    Grazie ancora.
    Notte :**

  2. Gabri ha detto:

    principessa leggendoti mi fai ricordare quanto mi manchi…ti voglio bene!!!

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